Sindrome da colon irritabile (I.B.S.) e psicoterapia cognitivo-comportamentale

A cura della Dr.ssa Laura Vitagliano, Psicologa Psicoterapeuta

La Sindrome del colon irritabile è una patologia relativamente recente, poiché i sintomi che la definiscono sono stati individuati per la prima volta da Da Costa nel 1871, raccolti sotto il nome di enterite membranosa. Si deve invece a Bockus (1929) l’attuale definizione che qualifica pazienti con disturbi persistenti all’alvo che non dipendono da alcuna patologia lesionale conosciuta.

La diagnosi viene infatti effettuata, in base a diversi criteri (Mearin et al., 2001), una volta escluse varie patologie organiche e accertata la compresenza di questa sintomatologia:

– alterazioni nelle abitudini evacuative (nei sottotipi di stipsi, diarrea o alvo alterno)

– dolore addominale

Possono inoltre essere presenti altri sintomi somatici quali dispepsia, flatulenza, mal di testa, letargia, frequenza ad urinare e mal di schiena (Nyhlin et al., 1993); i sintomi psichici più frequentemente rilevati sono ansia e depressione (Pancheri, 1987).

A livello epidemiologico questa sindrome è comunemente riscontrata nei paesi occidentali, con percentuali nella popolazione generale che variano dal 10 al 20% (Lanng et al., 2003; Ringel et al., 2001), ma di questi solo il 5% si rivolge al medico per i sintomi (Muller-Lissner et al., 2001). E’ stata riscontrata (Pancheri, 1987; Parodi, 1984) inoltre, una notevole incidenza di questa malattia, all’interno della popolazione clinica, nel sesso femminile, secondo un rapporto di 2:1 rispetto agli uomini.

Poiché si tratta di una cosiddetta “malattia funzionale” diagnosticabile solo per esclusione, risulta difficile elencarne fattori eziologici precisi, quindi ogni volta occorre prendere in considerazione un ampio ventaglio di ipotesi.

Come dimostrato da vari autori (Drossman et al., 1995; Ford et al., 1987; Lydiard et al., 1993; Masand et al., 1995) vi è una notevole incidenza di disturbi psichiatrici nei pazienti con IBS che varia dal 50 al 90%, però è discusso se questa correlazione sia legata alla patologia in sé oppure sia dovuta allo stato di “paziente” (Lydiard, 1997).

Per quanto riguarda invece l’influenza dello stress, numerosi studi (Drossman et al., 1988; 1994a) si sono dedicati a questa ipotesi, indagando l’impatto degli eventi stressanti (acuti o cronici) sulla sintomatologia del colon: infatti, la maggior parte dei soggetti lega l’inizio dei sintomi con qualche evento stressante e, nel caso di sintomi intermittenti, il loro apparire è comunque legato a particolari situazioni con vissuti di stress (Corney e Stanton, 1990).

Trattamento medico e psicoterapia cognitivo-comportamentale

Il trattamento medico sommato al trattamento psicoterapico ottiene netti miglioramenti:

  1. riduzione dell’intensità e della frequenza dei sintomi sia psicologici sia fisiologici
  2. riduzione dei dolori addominali
  3. riduzione del numero di volte in cui il pz deve correre in bagno
  4. miglioramento della qualità della vita
  5. miglioramento dello stato d’ansia e di depressione
  6. miglioramento della gestione dello stress

La psicoterapia cognitivo-comportamentale si basa su più livelli:

  1. indagare lo stile alimentare del paziente
  2. informazione sul ciclo riposo-sonno
  3. tecniche di rilassamento
  4. strategie di gestione dello stress e dell’ansia (MBSR)
  5. assertive-training
  6. ristrutturazione cognitiva